Per la sua vicinanza, la Luna è l'oggetto più
splendente del firmamento dopo il Sole, per cui non a caso i popoli antichi
la consideravano una divinità.
Soltanto con i filosofi greci le fu riconosciuto il ruolo di compagna della
Terra; Plutarco la descrisse come un corpo simile alla Terra stessa, con
vallate e montagne.
Il primo ad osservare la Luna con un telescopio fu Galileo tra il 1609 ed
il 1610 (precedentemente della Luna si conoscevano solo i moti e le eclissi,
calcolate però con grande precisione). A Galileo si deve anche il
disegno abbastanza preciso della prima mappa lunare: egli tentò di
determinare, peraltro con risultati sufficientemente corretti, l'altezza
dei monti della Luna, e dimostrò intuito affermando che i mari non
fossero pieni d'acqua.
Una mappa più precisa di quella galileiana fu tracciata nel 1647
da Hewelcke (più noto come Hevelius), che assegnò anche dei
nomi a crateri e mari. Ma la nomenclatura di Hevelius, basata su apparenti
somiglianze geografiche, non fu mai adottata universalmente.
Nel 1651, invece, il gesuita Riccioli pubblicò la sua mappa, non
particolarmente precisa ma con la nomenclatura ancor oggi usata: ogni cratere
ricevette il nome di uno scienziato o di un astronomo, mentre ai mari diede
nomi più fantasiosi, come Mare della Tranquillità o Oceano
delle Tempeste.
Una buona carta della Luna fu preparata solo nel 1775 dal tedesco Mayer,
ma il titolo di padre della selenografia spetta senz'altro a Schroter, anch'egli
tedesco. Schroter non pubblicò mai una mappa completa della Luna,
ma ne eseguì diversi disegni parziali assai precisi, ponendo le prime
basi della selenografia intesa in senso scientifico. Purtroppo i suoi studi
andarono distrutti nel 1814 e l'astronomo non poté mai vedere riconosciuto
il suo lavoro, iniziato nel 1778 e durato oltre 30 anni.
L'eredità di Schroter fu poi raccolta da altri tedeschi, Beer, Madler
e Lohrmann, che insieme lavorarono ad una mappa della Luna con un diametro
di ben 60 cm., pubblicata nel 1838.
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Un'immagine storica: l'orma di Armstrong
sul polveroso suolo lunare.
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Dopo di allora si verificò un lungo disinteresse verso
la selenografia fino al 1866, quando Schmidt (tedesco anch'egli!) pubblicò
i risultati di uno studio in cui si affermava che era stata osservata la
formazione di un nuovo cratere; ciò risvegliò l'interesse
degli astronomi per la Luna, che ricevette nuova linfa dall'invenzione e
lo sviluppo delle tecniche fotografiche, ma da quel momento, in pratica,
le varie mappe lunari che venivano via via presentate apportavano solo dei
miglioramenti di piccola entità.
Un nuovo consistente impulso in tal senso si ebbe solo con le prime sonde
automatiche, a partire dal 1959.
La Luna è stata infatti (ed ovviamente) il primo obiettivo dell'astronautica
(nonché il più "bersagliato"): già agli albori
dell'era spaziale, nel 1959 appunto, tre sonde sovietiche Luna sorvolarono
e fotografarono da alta quota il nostro satellite ed una di queste fornì
le prime immagini della sua faccia nascosta.
Gli americani non restarono con le mani in mano (si era in pieno clima di
guerra fredda e le imprese spaziali erano forse il campo di battaglia preferito
dalle due superpotenze), e vararono il programma Ranger: nel 1964 la sonda
numero 7 della serie, prima di schiantarsi sul suolo lunare, ne inviò
a Terra le prime immagini televisive.
Il primo "allunaggio morbido" fu però effettuato dai russi
grazie al Luna 9 nel 1966: le foto dell'area immediatamente circostante
al luogo dell'allunaggio mostravano un suolo assai scabro, ciottoloso e
con crateri di tutte le dimensioni. Nello stesso anno, ma poco più
tardi, anche il Surveyor 1 della N.A.S.A. si posò dolcemente sulla
superficie lunare e nei due anni successivi altri tre Surveyor seguirono
il primo, pur se con alterne fortune.
Tutte queste sonde erano dotate di dispositivi abbastanza sofisticati per
l'epoca, in grado di analizzare la composizione del terreno. Le missioni
statunitensi si inserivano, per di più, in un contesto che andava
al di là delle missioni fini a sé stesse: la N.A.S.A. aveva
infatti deciso di inviare un uomo sulla Luna entro la fine degli anni sessanta;
a tal scopo era necessaria un'accurata mappatura della superficie lunare
al fine di individuare un'area abbastanza pianeggiante per un sicuro allunaggio
nonché geologicamente interessante, e le missioni Surveyor furono
solo il prologo di un programma che portò, tra il 1966 ed il '67,
ben cinque sonde Lunar Orbiter in orbita attorno alla Luna.
I risultati del programma Orbiter furono ottimali (si ottennero immagini
della superficie lunare con risoluzioni dell'ordine del metro!) e così
si poté varare il fantastico progetto Apollo.
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Dopo aver dimostrato, con Apollo
11, di essere in grado di portare uomini sulla Luna, gli americani
vollero dimostrare tutta la loro capacità scegliendo, come
luogo di atterraggio di Apollo 12, un sito ad appena 180 metri da
quello del Surveyor 3, giunto sulla Luna due anni prima. In questa
immagine, l'astronauta Alan Beam fa visita alla sonda; da notare,
sullo sfondo, il L.E.M., indicato dalla freccia.
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Il programma Apollo fu straordinario, impensabile purtroppo
ai giorni nostri data la particolare situazione politica dell'epoca che
giustificava un tale dispendio di risorse.
Una serie di missioni umane fecero da preludio a quella storica dello sbarco:
nel dicembre del 1968 l'Apollo 8, con tre uomini a bordo, compì tre
giri completi attorno alla Luna, mentre nel maggio del '69 l'Apollo 10 collaudò
il Modulo Lunare portandolo ad una distanza di soli 15 Km. dalla superficie
lunare.
Tutto era pronto per il grande evento: il 21 luglio 1969 l'Eagle, il modulo
lunare dell'Apollo 11, condotto da Neil Armstrong ed Edwin Aldrin, si poggia
esattamente dove previsto in una zona periferica del Mare della Tranquillità,
e, dopo un meticoloso controllo di tutto l'equipaggiamento, i due toccarono
il suolo lunare prendendone possesso in nome di tutta l'umanità.
Ma, al di là del valore simbolico dell'avvenimento, l'Apollo 11 consentì
nuovi e più accurati studi selenografici: ben 22 Kg. di campioni
lunari furono riportati a Terra.
Seguirono altre sette missioni Apollo. Una di queste fallì drammaticamente,
ma per fortuna senza danno per gli astronauti, mentre le altre sei ottennero
risultati scientifici di gran lunga più interessanti di quelli conseguiti
dall'Apollo 11. Da notare che durante la missione Apollo 15 fece la sua
comparsa un veicolo elettrico fuoristrada, utilizzato dagli astronauti per
i loro spostamenti; il "Lunar Rover" fu impiegato anche nelle
missioni 16 e 17.
E i russi? Battuti dai colleghi statunitensi, abbandonarono il loro programma
umano e si limitarono a continuare con le sonde automatiche: il Luna 16,
nel 1970, fu in grado di riportare a Terra materiale lunare, e, nello stesso
anno, dal Luna 17 discese un veicolo automatico a ruote, il Lunokhod.
Da allora seguirono altre sonde sovietiche, ma la Luna fu progressivamente
sempre meno considerata come obiettivo astronautico, anche se di recente
si è ritornato a parlare del nostro satellite grazie alle sonde Clementine
e Lunar Prospector: queste piccole ed economicissime navicelle spaziali
hanno effettuato una accuratissima mappatura della superficie lunare, nonché
interessantissimi studi da cui si deduce che quasi certamente, sul fondo
di alcuni crateri nelle zone polari, esiste dell'acqua allo stato solido.
Ciò ha risvegliato l'interesse della comunità scientifica
nei confronti della Luna. La scoperta di acqua sulla Luna, infatti, una
volta confermata, potrebbe dare l'impulso definitivo per un ritorno dell'uomo
sul nostro satellite naturale: con un adeguato sfruttamento di questa inattesa
e preziosissima risorsa, la Luna potrebbe verosimilmente diventare una colonia
umana o quantomeno una comoda base per futuri viaggi umani interplanetari.