Immaginiamo la suggestione degli astronomi, che nel XVII
secolo ebbero per primi l'opportunità di notare quel fenomeno meraviglioso
della volta celeste costituito dalle stelle variabili.
Furono Fabricius, Bayer, Hevelio e Montanari che, nell'osservare il cielo
in tempi diversi, si accorsero che nella costellazione della Balena prima
e del Perseo poi vi erano due stelle che variavano a vista d'occhio il loro
splendore. Si trattava di Mira (o Ceti)
ed Algol (b Persei), le quali, la prima
nell'arco di circa un anno (331 giorni) e la seconda in pochi giorni (2,5),
scendevano rispettivamente dalla magnitudine 3 alla 9 e dalla 2,2 alla 3,5
!
Le loro scoperte suscitarono stupore sia sotto il profilo cosmologico, perché
compromettevano definitivamente il disegno aristotelico della immutabilità
dei cieli, sia sotto il profilo scientifico, perché un fenomeno del
genere non poteva essere spiegato facilmente.
In effetti le stelle variabili costituiscono un grosso interrogativo, e soltanto negli anni '60 si è ipotizzata una teoria idonea a spiegare in genere un comportamento siffatto; peraltro questa ipotesi scientifica, detta della pulsazione, non spiega poi tutti i comportamenti, dal momento che, nel ricercare altre variabili, ci si è accorti che ne esistono di molti tipi.
Ma procediamo con ordine.
Innanzitutto i primi astronomi avevano scoperto due stelle variabili, che
appartengono a due categorie del tutto diverse. Intatti Mira Ceti è
una variabile fisica, cioè deve la sua variabilità ai suo
stesso stato fisico, mentre Algol appartiene alle variabili geometriche,
cioè a quelle stelle che ci paiono variare nel loro splendore per
il solo fatto di appartenere ad un sistema doppio avente un piano di rivoluzione
posto radialmente rispetto ad un osservatore a Terra, per cui una componente
eclissa periodicamente l'altra riducendo radicalmente lo splendore globale
dei sistema.
Naturalmente, da allora, altre stelle con questo strano comportamento vennero
cercate e trovate, cosicchè nell'attuale catalogo delle variabili
(dove vengono indicate con la lettera maiuscola dell'alfabeto - es. R Cygni
-), se ne annoverano varie decine di migliaia, con molte altre in osservazione
per studiarne bene il periodo di oscillazione del flusso luminoso onde classificarle
nelle rispettive categorie.
In particolare tra le variabili fisiche si distinguono poi
le regolari e le irregolari e fra le prime è doveroso ricordare le
seguenti:
a) le Cefeidi, così denominate dal prototipo, scoperto nella costellazione
del Cefeo (d Cephei), caratterizzate dalla rapidità
dell'aumento di splendore e dal breve periodo di variabilità. E'
una categoria di stelle variabili del tutto particolare, oggetto di un apposito
articolo di Zenith on line;
b) quelle del tipo T Tauri, costituite da stelle molto giovani, la cui oscillazione
è da ricollegarsi alla compressione per gravità delle componenti
protostellari. Sono caratterizzate da violentissimi venti stellari, che
sembrano liberarle dai residui di gas e polveri, collegati all'originaria
nube, che con il suo collasso ha dato origine a questi astri. Anche il Sole,
naturalmente, deve aver attraversato un tale stato fisico ed appunto in
quel periodo i venti, generati dalla giovane stella in formazione, devono
aver liberato i protopianeti più vicini dagli strati di gas che li
circondavano, lasciando così solo la parte rocciosa degli stessi
e dando luogo così ai pianeti di tipo terrestre (la Terra si è
creata la sua atmosfera autonomamente in epoca successiva, per degassificazione
interna, di origine vulcanica);
c) quelle di tipo Mira Ceti, con profonda escursione luminosa.
Si potrebbe poi continuare la classificazione con le variabili fisiche irregolari, con le eruttive, e con quelle di tipo R Coronæ Borealis, ecc...
Ma torniamo all'interpretazione scientifica del fenomeno:
gli astrofisici Zhevakin, Cox e Christy hanno ipotizzato che, perlomeno
nelle Cefeidi classiche, sotto gli strati più esterni di queste stelle,
sia disposta una spessa fascia di elio ad altissima temperatura (40.000°
K), ionizzato una sola volta (con la perdita cioè di un solo elettrone).
Nel contarsi, la stella provoca nello strato di elio la perdita dei secondo
elettrone, ma l'energia necessaria per completare questo fenomeno fisico
viene ricavata a spese di energia termica del medesimo strato, per cui questo
tende a raffreddarsi. Nel corso di questo processo di contrazione si produrrebbero
gli eccessi di luminosità ed i minimi nel corso dell'espansione e
relativo raffreddamento.
Questa teoria, detta del "meccanismo a valvola", ha trovato conferma
spettroscopicamente, rilevando le pulsazioni, con relative contrazioni ed
espansioni, per effetto Doppler, cioè per lo spostamento delle righe
di assorbimento alternativamente verso il blu e verso il rosso.
L'approfondimento delle teorie comunque continua, come pure
la ricerca delle stelle variabili, attività nella quale gli astrofili
sono proficuamente impegnati a dare il loro fattivo contributo.