L'osservazione del cielo con un telescopio è senz'altro molto affascinante: la luna, i pianeti, le nebulose, le galassie, offrono una visione suggestiva e imprimono nella mente un'immagine difficile da dimenticare.
Ma l'astrofilo, quasi sempre, quando l'attività non
è rivolta ad una sistematica osservazione e studio del cielo, si
sente attratto dalla fotografia; fissare gli astri per poi rivederli e studiarli
con maggior accuratezza è inevitabile, e poi una bella collezione
di fotografie del cielo è mostrata sempre con un certo orgoglio agli
amici.
Ma l'astrofotografia attraverso il telescopio non è così semplice
come scattare una foto a un paesaggio; problemi strumentali e tecnici se
non risolti, inevitabilmente portano a risultati insoddisfacenti e a volte,
purtroppo, anche all'abbandono del telescopio.
Più facile invece è ottenere astrofotografie con l'utilizzo della semplice fotocamera munita dell'obiettivo normale (la focale di 50 mm viene definita normale in quanto questo obiettivo "vede" l'immagine in modo molto simile all'occhio umano), di un robusto cavalletto e uno scatto flessibile: unico requisito, la posa B, cioè la possibilità di tenere l'otturatore (la "finestra" che fa passare la luce sulla pellicola) aperto per il tempo che desideriamo.
Prima di passare alla pratica è bene ricordare le
caratteristiche fondamentali degli obiettivi fotografici: lunghezza focale
(mm) e la luminosità (f). Esempio: 1:1,8/50
mm indicano appunto una luminosità di 1,8 e una focale di 50 mm..
Il primo dato è importante poiché la registrazione sulla pellicola
di stelle deboli o di oggetti poco luminosi come ad esempio le nebulose,
a parità di tempo di esposizione ed emulsione, è favorevole
agli obiettivi con un basso valore di luminosità; tale valore dipende
dal diametro della lente e dalla sua lunghezza focale.
Il secondo dato invece produce effetti sulla dimensione dell'immagine, cioè
con valori di focale più grandi del 50 mm (teleobiettivi) otteniamo
un ingrandimento dell'oggetto (ad es. una foto con un obiettivo da 300 mm
di focale mostra più dettagli del disco lunare di quanti non ne possa
vedere l'occhio nudo), viceversa un rimpicciolimento (grandangolari).
Ma vediamo quali saranno i problemi che incontreremo in questo
tipo di ripresa.
Le stelle sono oggetti poco luminosi è per fotografarle è
necessario un tempo di esposizione che sarà tanto più lungo
quanto più deboli sono gli astri che vogliamo registrare sulla pellicola.
Ma a causa del moto apparente della volta celeste, durante l'esposizione
le stelle si "muoveranno" lasciando una traccia, una linea sul
fotogramma e non un punto; in altri termini la fotografia, a meno che il
risultato desiderato non sia questo, risulta mossa e quindi inutilizzabile.
Come procedere?
La soluzione risiede in un piccolo ragionamento. Una stella, sorgente di
luce puntiforme, genera sulla pellicola un'immagine che per imperfezioni
delle lenti, diffusione della luce sull'emulsione, scintillazione atmosferica
ed altri motivi non è infinitamente piccola ma ha un certo diametro.
Generalmente si ritiene buona, puntiforme, l'immagine di una stella non
molto luminosa che sull'emulsione ha un diametro di circa 40 micron (0,04
mm).
Se una fotocamera dotata di un obiettivo di focale m è puntata fissa
su una stella, quanto tempo è necessario lasciar trascorrere affinché
l'astro lasci una traccia lunga 40 micron? Senza entrare in discussioni
geometriche, a questa domanda ci viene in aiuto la seguente formula:
|
|
Dalla formula è compilata la seguente tabella per diverse distanze
focali e differenti declinazioni, poiché da quest'ultima, come
è facile intuire, dipende la lunghezza della traccia (più
è grande la declinazione più piccola sarà la lunghezza
della traccia durante la stessa posa).
|
Declinazione
|
||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
|
0
|
10
|
20
|
30
|
40
|
50
|
60
|
70
|
80
|
||
|
Focali (mm)
|
28
|
19,5
|
20
|
20,5
|
22,5
|
25,5
|
30,5
|
39
|
57
|
113
|
50
|
11
|
11
|
12
|
13
|
14
|
17
|
22
|
32
|
63
|
|
80
|
6,5
|
7
|
7
|
8
|
9
|
10,5
|
13,5
|
20
|
39,5
|
135
|
4
|
4
|
4
|
4,5
|
5
|
6
|
8
|
12
|
23
|
200
|
2,5
|
2,5
|
2,5
|
3
|
3,5
|
4
|
5,5
|
8
|
16
|
Tecnicamente le uniche avvertenze per questo tipo di fotografia sono quelle
di utilizzare un treppiede molto rigido e ben piantato al suolo, di usare
il cavetto flessibile anteponendo all'obiettivo un cartoncino nero da togliere
qualche secondo dopo lo scatto e, cosa più importante, di recarsi
in luoghi molto bui poiché il fondo cielo luminoso di una città
tende a "nascondere" le stelle e gli oggetti meno luminosi.
Il diaframma sull'obiettivo, naturalmente, va impostato sul valore più
basso.
Come materiale sensibile consiglio l'utilizzo di diapositive a colori, senz'altro
più suggestive delle stampe fotografiche, orientandosi su sensibilità
di 400 o più ISO per foto di campi stellari, di 100-200 ISO per quei
fenomeni come congiunzioni di pianeti con la luna, ecc...
Le possibilità offerte da una così modesta
strumentazione sono veramente interessanti; si può ottenere un atlante
fotografico di tutto il cielo visibile alle nostre latitudini, studiare
la traiettoria e le mutazioni di una cometa luminosa giorno dopo giorno,
registrare lo spostamento dei pianeti tra le costellazioni, fissare le tracce
di una meteora o di un satellite, seguire le variazioni luminose di alcune
stelle variabili.
Come si vede le attività in questo campo non mancano e soprattutto
consentono di ottenere risultati utili per prendere confidenza con il cielo
e i suoi fenomeni più spettacolari.
Prossimamente vedremo come è possibile ottenere immagini
stellari puntiformi con tempi di esposizione molto lunghi.