''Zenith'' on line

Periodico di Astronomia di base a cura del
Centro Astronomico "Neil Armstrong" - Salerno

Numero 11

Da Galileo ad Armstrong: 400 anni di selenografia per passeggiare sulla Luna

di Pierpaolo Pappacena



Per la sua vicinanza, la Luna è l'oggetto più splendente del firmamento dopo il Sole, per cui non a caso i popoli antichi la consideravano una divinità.
Soltanto con i filosofi greci le fu riconosciuto il ruolo di compagna della Terra; Plutarco la descrisse come un corpo simile alla Terra stessa, con vallate e montagne.

Il primo ad osservare la Luna con un telescopio fu Galileo tra il 1609 ed il 1610 (precedentemente della Luna si conoscevano solo i moti e le eclissi, calcolate però con grande precisione). A Galileo si deve anche il disegno abbastanza preciso della prima mappa lunare: egli tentò di determinare, peraltro con risultati sufficientemente corretti, l'altezza dei monti della Luna, e dimostrò intuito affermando che i mari non fossero pieni d'acqua.

Una mappa più precisa di quella galileiana fu tracciata nel 1647 da Hewelcke (più noto come Hevelius), che assegnò anche dei nomi a crateri e mari. Ma la nomenclatura di Hevelius, basata su apparenti somiglianze geografiche, non fu mai adottata universalmente.

Nel 1651, invece, il gesuita Riccioli pubblicò la sua mappa, non particolarmente precisa ma con la nomenclatura ancor oggi usata: ogni cratere ricevette il nome di uno scienziato o di un astronomo, mentre ai mari diede nomi più fantasiosi, come Mare della Tranquillità o Oceano delle Tempeste.

Una buona carta della Luna fu preparata solo nel 1775 dal tedesco Mayer, ma il titolo di padre della selenografia spetta senz'altro a Schroter, anch'egli tedesco. Schroter non pubblicò mai una mappa completa della Luna, ma ne eseguì diversi disegni parziali assai precisi, ponendo le prime basi della selenografia intesa in senso scientifico. Purtroppo i suoi studi andarono distrutti nel 1814 e l'astronomo non poté mai vedere riconosciuto il suo lavoro, iniziato nel 1778 e durato oltre 30 anni.
L'eredità di Schroter fu poi raccolta da altri tedeschi, Beer, Madler e Lohrmann, che insieme lavorarono ad una mappa della Luna con un diametro di ben 60 cm., pubblicata nel 1838.
Un'immagine storica: l'orma di Armstrong sul polveroso suolo lunare.

Dopo di allora si verificò un lungo disinteresse verso la selenografia fino al 1866, quando Schmidt (tedesco anch'egli!) pubblicò i risultati di uno studio in cui si affermava che era stata osservata la formazione di un nuovo cratere; ciò risvegliò l'interesse degli astronomi per la Luna, che ricevette nuova linfa dall'invenzione e lo sviluppo delle tecniche fotografiche, ma da quel momento, in pratica, le varie mappe lunari che venivano via via presentate apportavano solo dei miglioramenti di piccola entità.

Un nuovo consistente impulso in tal senso si ebbe solo con le prime sonde automatiche, a partire dal 1959.
La Luna è stata infatti (ed ovviamente) il primo obiettivo dell'astronautica (nonché il più "bersagliato"): già agli albori dell'era spaziale, nel 1959 appunto, tre sonde sovietiche Luna sorvolarono e fotografarono da alta quota il nostro satellite ed una di queste fornì le prime immagini della sua faccia nascosta.
Gli americani non restarono con le mani in mano (si era in pieno clima di guerra fredda e le imprese spaziali erano forse il campo di battaglia preferito dalle due superpotenze), e vararono il programma Ranger: nel 1964 la sonda numero 7 della serie, prima di schiantarsi sul suolo lunare, ne inviò a Terra le prime immagini televisive.
Il primo "allunaggio morbido" fu però effettuato dai russi grazie al Luna 9 nel 1966: le foto dell'area immediatamente circostante al luogo dell'allunaggio mostravano un suolo assai scabro, ciottoloso e con crateri di tutte le dimensioni. Nello stesso anno, ma poco più tardi, anche il Surveyor 1 della N.A.S.A. si posò dolcemente sulla superficie lunare e nei due anni successivi altri tre Surveyor seguirono il primo, pur se con alterne fortune.

Tutte queste sonde erano dotate di dispositivi abbastanza sofisticati per l'epoca, in grado di analizzare la composizione del terreno. Le missioni statunitensi si inserivano, per di più, in un contesto che andava al di là delle missioni fini a sé stesse: la N.A.S.A. aveva infatti deciso di inviare un uomo sulla Luna entro la fine degli anni sessanta; a tal scopo era necessaria un'accurata mappatura della superficie lunare al fine di individuare un'area abbastanza pianeggiante per un sicuro allunaggio nonché geologicamente interessante, e le missioni Surveyor furono solo il prologo di un programma che portò, tra il 1966 ed il '67, ben cinque sonde Lunar Orbiter in orbita attorno alla Luna.
I risultati del programma Orbiter furono ottimali (si ottennero immagini della superficie lunare con risoluzioni dell'ordine del metro!) e così si poté varare il fantastico progetto Apollo.
Surveyor 3 e Apollo 12
Dopo aver dimostrato, con Apollo 11, di essere in grado di portare uomini sulla Luna, gli americani vollero dimostrare tutta la loro capacità scegliendo, come luogo di atterraggio di Apollo 12, un sito ad appena 180 metri da quello del Surveyor 3, giunto sulla Luna due anni prima. In questa immagine, l'astronauta Alan Beam fa visita alla sonda; da notare, sullo sfondo, il L.E.M., indicato dalla freccia.

Il programma Apollo fu straordinario, impensabile purtroppo ai giorni nostri data la particolare situazione politica dell'epoca che giustificava un tale dispendio di risorse.
Una serie di missioni umane fecero da preludio a quella storica dello sbarco: nel dicembre del 1968 l'Apollo 8, con tre uomini a bordo, compì tre giri completi attorno alla Luna, mentre nel maggio del '69 l'Apollo 10 collaudò il Modulo Lunare portandolo ad una distanza di soli 15 Km. dalla superficie lunare.
Tutto era pronto per il grande evento: il 21 luglio 1969 l'Eagle, il modulo lunare dell'Apollo 11, condotto da Neil Armstrong ed Edwin Aldrin, si poggia esattamente dove previsto in una zona periferica del Mare della Tranquillità, e, dopo un meticoloso controllo di tutto l'equipaggiamento, i due toccarono il suolo lunare prendendone possesso in nome di tutta l'umanità.

Ma, al di là del valore simbolico dell'avvenimento, l'Apollo 11 consentì nuovi e più accurati studi selenografici: ben 22 Kg. di campioni lunari furono riportati a Terra.
Seguirono altre sette missioni Apollo. Una di queste fallì drammaticamente, ma per fortuna senza danno per gli astronauti, mentre le altre sei ottennero risultati scientifici di gran lunga più interessanti di quelli conseguiti dall'Apollo 11. Da notare che durante la missione Apollo 15 fece la sua comparsa un veicolo elettrico fuoristrada, utilizzato dagli astronauti per i loro spostamenti; il "Lunar Rover" fu impiegato anche nelle missioni 16 e 17.

E i russi? Battuti dai colleghi statunitensi, abbandonarono il loro programma umano e si limitarono a continuare con le sonde automatiche: il Luna 16, nel 1970, fu in grado di riportare a Terra materiale lunare, e, nello stesso anno, dal Luna 17 discese un veicolo automatico a ruote, il Lunokhod.

Da allora seguirono altre sonde sovietiche, ma la Luna fu progressivamente sempre meno considerata come obiettivo astronautico, anche se di recente si è ritornato a parlare del nostro satellite grazie alle sonde Clementine e Lunar Prospector: queste piccole ed economicissime navicelle spaziali hanno effettuato una accuratissima mappatura della superficie lunare, nonché interessantissimi studi da cui si deduce che quasi certamente, sul fondo di alcuni crateri nelle zone polari, esiste dell'acqua allo stato solido.
Ciò ha risvegliato l'interesse della comunità scientifica nei confronti della Luna. La scoperta di acqua sulla Luna, infatti, una volta confermata, potrebbe dare l'impulso definitivo per un ritorno dell'uomo sul nostro satellite naturale: con un adeguato sfruttamento di questa inattesa e preziosissima risorsa, la Luna potrebbe verosimilmente diventare una colonia umana o quantomeno una comoda base per futuri viaggi umani interplanetari.