''Zenith'' on line

Periodico di Astronomia di base a cura del
Centro Astronomico "Neil Armstrong" - Salerno

Numero 18

Archeoastronomia, monumenti megalitici e cultura astronomica delle civiltà mesoamericane
(parte I)

di Fausto Longo



Questa rassegna vuole essere una panoramica a volo di uccello sull'astronomia degli antichi e in particolare sull'archeoastronomia, branca che si occupa di particolari monumenti del passato costruiti in base a calcoli astronomici.

Il termine di archeoastronomia, o anche di astroarcheologia, ha cominciato a diffondersi parallelamente allo studio sistematico dei monumenti megalitici allorché alcuni studiosi hanno dedicato la loro attenzione alla costruzione di questi enormi complessi di pietra con finalità di carattere astronomico. Contemporaneamente, però, si è fatto strada anche un certo scetticismo nei confronti di questi studi, giustificato dal fatto che molti pseudo-studiosi si sono fatti guidare più dalla propria immaginazione che non dal rigore scientifico: madornale errore di chi, volendo fare seria ricerca, forza i calcoli per far quadrare le proprie tesi.

Abbiamo accennato ai megaliti. Ma cosa sono questi straordinari complessi di pietra che a migliaia si sono rinvenuti in Europa, e qual'è il loro legame con l'archeoastronomia?
I megaliti sono grandi costruzioni di pietra che si ritrovano nei paesi più diversi, in periodi e contesti culturali differenti e probabilmente con significati diversi. Unici elementi in comune sono il materiale, la pietra, e il tipo di costruzione, monumentale.
Le strutture megalitiche europee possono essere di varie categorie: menhir, lunghe pietre infisse nel terreno in posizione eretta; anelli di pietra, a volte circondati da fossati o da argini come il famoso monumento di Stonehenge in Inghilterra Meridionale, su cui ci soffermeremo brevemente; camere sepolcrali, la forma più comune di struttura litica europea; strutture templari, la cui categoria è però poco rappresentata.
Di queste quattro categorie solo le prime due hanno un rapporto con l'archeoastronomia, ma noi, trascurando i menhir, la cui significazione archeoastronomica non è stata sufficientemente indagata e provata, daremo un breve sguardo ad uno degli anelli di pietra più visitati del mondo: Stonehenge.

Stonehenge
Il complesso megalitico di Stonehenge, in Inghilterra: il suo asse centrale è orientato verso il sorgere del Sole al solstizio d'estate, ma presenta anche altri interessanti allineamenti.

Questa struttura megalitica, che si erge in Gran Bretagna, è un complesso monumento, passato attraverso varie fasi costruttive e con alcune particolari caratteristiche architettoniche tra le quali due circoli, due strutture a ferro di cavallo e dei triliti ben sagomati. Inoltre, le pietre erette presentano un entasis, vale a dire un leggero rigonfiamento, che cancella l'effetto sfuggente della prospettiva, cosicché le pietre sembrano perfettamente diritte e non rastremate verso l'alto.
Ma ciò che a noi interessa è che il suo asse centrale è orientato verso il sorgere del Sole al solstizio d'estate. L'astronomo inglese Sir Norman Lockyer, calcolando l'esatto orientamento di Stonehenge, ne determinò la data di costruzione, fissandola al 1680 a.C., con un margine di errore di 200 anni; più tardi il collega americano R.J.C. Atkinson, riprendendo gli studi di Lockyer, rilevò che la data doveva essere corretta al 1840 a.C., ma sempre con lo stesso margine di errore di circa 200 anni.
Altri studi seguirono negli anni e tra questi ricordiamo quello di Gerald Hawkins, "Stonehenge Decoded": l'analisi di questo studioso ha dimostrato che Stonehenge presenta 12 allineamenti che collimano con la posizione del Sole e 12 con la posizione della Luna.

A questo punto possiamo parlare di Stonehenge come di un antichissimo osservatorio astronomico?
Crediamo che la parola "osservatorio", in questo contesto, sia eccessiva e che forse sia più opportuno parlare di un monumento pubblico destinato per adunanze civili e religiose, costruito in modo tale da valere anche per il rilievo di alcuni fenomeni astronomici utili alla previsione dell'inizio delle stagioni; tale conoscenza era estremamente necessaria per quelle popolazioni antiche che vivevano di agricoltura e pastorizia.

Calcoli astronomici sono stati effettuati anche su altri monumenti del passato, come - ad esempio - su alcuni monumenti delle civiltà mesoamericane: è noto infatti lo spiccato interesse delle civiltà precolombiane, ed in particolare dei Maya, verso i fenomeni celesti. Ma noi riserveremo l'intera seconda parte di questa chiacchierata, alle costruzioni megalitiche rinvenute in centroamerica e alla sorprendente cultura astronomica delle civiltà precolombiane, delle quali appena qualche anno fa si è festeggiato il 500° anniversario della loro distruzione ad opera della civiltà occidentale.
È invece il caso ora di accennare brevemente su chi nel passato si è occupato di astronomia, anche se i dati che noi oggi possediamo sull'astronomia degli antichi, sulle loro scoperte o intuizioni e sul loro modo di osservare il cielo, non sono molto esaurienti e ci dobbiamo accontentare di modeste informazioni raccolte nel tempo da altri, a distanza anche di secoli, e giunte, fortunatamente, fino ai nostri giorni.

I Babilonesi, noti per i loro studi astronomici, annotavano sulle tavolette il ricorrere delle eclissi e i moti planetari; gli Egiziani, osservando le stelle, orientavano le piramidi e prevedevano le piene del Nilo, aspetto fondamentale per l'economia di quel popolo.
I Greci studiarono i problemi di astronomia sempre in stretta connessione con la filosofia, ma furono anche i primi ad esplorare il cielo per un fine quasi esclusivamente scientifico. Così possiamo dire che i primi astronomi furono Eudosso, Callippo, Aristotele, Euclide e ancora Ipparco e Aristarco di Samo; quest'ultimo, con l'aiuto di uno strumento detto gnomone, asta della quale veniva esaminata l'ombra proiettata su un quadrante, riuscì a misurare la circonferenza terrestre con un margine di errore sorprendentemente basso.
Gli Etruschi sono noti per la loro coltissima casta sacerdotale che nel corso dei secoli aveva accumulato tali conoscenze sul cielo (e sulla natura in genere) che i romani, anche dopo la distruzione di quella civiltà, furono costretti a conservarle per propri fini. La complicata cosmogonia etrusca ci è stata tramandata da Nigidio Figulo, traduttore, nel I secolo a.C., di un testo rituale etrusco. È probabile che lo strumento con cui i sacerdoti dell'Etruria osservavano e scrutavano il cielo fosse il lituus, bastone sormontato da un disco, simbolo solare, e da un semicerchio, simbolo lunare; con questo strumento, inoltre, il sacerdote tracciava i punti cardinali là dove si sarebbe dovuto elevare un tempio. Oggetto, dunque, semplice, ma di grandissimo valore sacrale.
Per quanto riguarda i Romani, noti per il loro spirito pratico, l'uso che essi facevano di questa scienza era strettamente legato alla vita quotidiana per cui ben presto svilupparono sistemi per il computo del tempo. I primi orologi solari e ad acqua furono importati dal mondo greco (Sicilia e Grecia); solo nel 164 a.C. fu costruita a Roma la prima meridiana regolata secondo la latitudine della città. Probabilmente importato da una bottega greca è anche un antico strumento di precisione recentemente rinvenuto nell'antica Matilica (Macerata): tale strumento, che praticamente costituiva una meridiana sferica in marmo, funzionava come calendario e come orologio e mostrava, inoltre, il rapporto temporale tra giorno e notte. Purtroppo non si conosce la data di costruzione dell'oggetto, ne il contesto archeologico del rinvenimento, e molti sono ancora i dubbi dell'archeologo sull'utenza dell'oggetto e sul perché della sua presenza a Matilica (ordinata? Trasportata come bottino di guerra?). Nonostante questo interesse dei Romani per il computo del tempo, il loro calendario, prima della riforma di Cesare, compiuta con l'aiuto del greco Sosigene di Alessandria, era di una imprecisione stupefacente, tanto che Macrobio, scrittore latino di IV-V sec. d.C., ci dice che l'anno precedente alla riforma fu "annus confusionis ultimus".
Prima di lasciare i Romani non possiamo non ricordare la meritevole opera di Plinio il Vecchio, scrittore e militare del I sec. d.C., che nella sua Naturalis Historia dedica un intero capitolo alla cosmologia, offrendoci una miriade di informazioni sulle conoscenze allora possedute in proposito, tra cui in particolare quella delle eclissi.
Interesse per l'astronomia ebbero anche gli Arabi i quali ripresero, perfezionandole, le già notevoli conquiste fatte dai Greci; ciò avveniva nel Medioevo, quando in Europa l'astronomia attraversava un momento "oscuro".
Il resto è storia dei nostri giorni.

(continua alla parte II)