''Zenith'' on line

Periodico di Astronomia di base a cura del
Centro Astronomico "Neil Armstrong" - Salerno

Numero 19

Archeoastronomia, monumenti megalitici e cultura astronomica delle civiltà mesoamericane
(parte II)

di Fausto Longo

(segue dalla parte I)

Riprendiamo il discorso di archeoastronomia soffermandoci sulle civiltà precolombiane
In queste civiltà, come ci dice Giuliano Romano, lo studio degli astri era motivato dal fatto che le "vicissitudini del cielo si dovevano riflettere, secondo le loro credenze, sulla vita degli uomini, e quindi, se si voleva raggiungere la sicurezza nell'avvenire, era necessario rivolgere agli dei una serie di riti e di sacrifici proprio in momenti precisi che erano stabiliti in perfetto accordo con i fenomeni del cielo".

Ma in che modo le civiltà precolombiane osservavano il movimento degli astri?
Questi popoli, in particolare Toltechi e Maya, limitavano la loro attenzione ai fenomeni osservati all'orizzonte come la levata del Sole, della Luna e di Venere, che i Maya chiamavano Chiak Ek, cioè "stella rossa" (è da notare che Venere era molto importante per i Maya, in quanto la sua presenza era il segno dell'epifania di Kukultan, divinità derivante da quella Tolteca di Quetzalcoatl, che pure si manifestava tramite questo pianeta). Per osservare i fenomeni astronomici ci si basava su alcuni allineamenti ricavati da strutture monumentali opportunamente costruite e che potremmo definire gli osservatori astronomici del passato.
Chichen Itza: il Caracol
Chichen Itza: il Caracol

Tra i più famosi di questi monumenti ricordiamo il Caracol, che si erge a Chichen Itza, nella penisola dello Yucatan: attraverso questa straordinaria struttura, costruita intorno all'800 d.C., si poteva osservare il tramonto di Venere, quando questo assumeva le massime declinazioni positiva e negativa, il tramonto del Sole ai solstizi ed agli equinozi ed altri fenomeni ancora. A. Avena, S. Gibbs e H. Hartung hanno scoperto su questo monumento ben 29 allineamenti fondamentali!
Chichen Itza: il Castillo, o piramide di Kukulcan
Chichen Itza: il Castillo, o piramide di Kukulcan

A Chichen Itza esiste un altro monumento-osservatorio; è il Castillo o piramide di Kukulcan, i cui 9 piani con i 52 riquadri rappresentano sinteticamente la cosmologia Maya: da questa struttura, ponendosi in determinate posizioni, è possibile osservare la levata del Sole al solstizio estivo e il tramonto nel giorno allorché l'astro passa allo zenith. La particolarità di questo monumento è che nei giorni intorno agli equinozi, al tramonto, l'ombra dello spigolo ovest della piramide si proietta sulla gradinata, creando uno straordinario effetto: sui gradini, infatti, è posta una testa di serpente e l'ombra, innestandosi sotto la testa, disegna e completa il corpo sinuoso del rettile.
Uxmal: il Palazzo del Governatore
Uxmal: il Palazzo del Governatore

A 100 km di distanza, a Uxmal, incontriamo un grande complesso monumentale Maya, detto Palazzo del Governatore, dedicato a Venere: qui la linea che congiunge la grande scalinata, la stele, l'altare e la piramide, punta esattamente là dove si levava Venere, nell'800 d.C., anno della costruzione, allorché il pianeta veniva a trovarsi al suo massimo azimuth verso Sud.

Ad una decina di km dalla città di Tikal, a sud di Chichen Itza e Uxmal, a Uaxactun, si trova un gruppo templare che indica i punti della levata del Sole ai solstizi e agli equinozi.

A Monte Alban, città zapoteca, vicino all'attuale Oaxaca, si può osservare un complesso templare che, costruito in epoche diverse, ha sempre seguito uno stesso orientamento, vale a dire la direttrice Nord-Sud. Uno di questi monumenti si discosta dagli altri per la sua forma inusuale, a mò di freccia, e per il suo orientamento che rompe la simmetria di tutto il complesso. Tale asimmetria ha richiamato l'attenzione degli studiosi che hanno cercato di darne una spiegazione: lo studio di Avena, archeoastronomo attento a questi monumenti americani, ha dimostrato che la punta della freccia indica il punto dell'orizzonte dove, nel 250 a.C., sorgevano Alfa e Beta Centauri, e inoltre, dal lato opposto alla punta, si poteva osservare al mattino la stella Capella, allorché l'astro passava allo zenith di Monte Alban, vale a dire il 2 Maggio. Anche la posizione del cosiddetto tempio "P", pure facente parte di tale complesso, non è casuale: esso, infatti, si trova sulla linea lungo la quale si osservava la levata di Capella. Sulla gradinata del monumento P c'è un foro attraverso il quale la luce del Sole, quando questo era allo zenith, penetrando in una stanza sottostante, annunziava al sacerdote che la tanto attesa stagione delle piogge stava per iniziare.

Un sistema simile che permetteva di osservare il Sole tramite un tubo zenitale, esistente anche nella città di Xochicalco, a circa 70 km da Città del Messico, non era così preciso come quello di Monte Alban. Xochicalco è un'altra città di interesse archeoastronomico: in questo sito, infatti, sono state individuate strutture templari che permettono di osservare il Sole ai solstizi e nei giorni in cui passa allo zenith.

Prima di lasciare il Nuovo Mondo per avviarci alle conclusioni ricordiamo la città sacra di Teotihuacan, che significa "città degli dei". Un aspetto interessante di questa città, centro della civiltà teotihuacana, è costituito dalla sua pianta regolare, i cui orientamenti rispettano alcuni fenomeni astronomici: uno di questi è basato sul tramonto delle Pleiadi che allora sorgevano il 18 di maggio, quando il Sole passava allo zenith della città.

Come la città di Teotihuacan, così altre città precolombiane mostrano orientamenti ben precisi da riferire a rapporti astronomici: ciò mostra ancora di più lo stretto legame di queste civiltà con l'astronomia.

Siamo dunque giunti al termine di questo nostro vagabondare nel mondo antico, alla ricerca di spunti archeoastronomici su cui è possibile, in futuro, poter approfondire il discorso; la chiacchierata per il momento è servita a dimostrare come l'uomo, sin dall'antichità, ha rivolto sempre lo sguardo al cielo per cercare aiuto non solo a scopo spirituale, ma anche, e a volte soprattutto, per fini pratici. Chi meglio del cielo poteva riferire sul passaggio delle stagioni e permettere, quindi, di regolamentare la coltivazione della terra, da sempre bene primario per l'uomo? E che dire dei naviganti (minoici, micenei, greci, fenici, per ricordare solo i più esperti) che si sono sempre lasciati guidare dalle stelle, unico e vero punto di riferimento durante le navigazioni?

A questo proposito è opportuno sottolineare che gli straordinari ed eccellenti navigatori polinesiani non sarebbero mai giunti a colonizzare la lontanissima isola di Pasqua se non avessero avuto delle ottime intuizioni astronomiche: la loro conoscenza del cielo sembra confermata dal fatto che le enormi sculture in pietra che caratterizzano l'isola sono orientate, non casualmente, verso il tramonto del Sole durante il solstizio estivo.

Molti sono ancora i misteri del cielo che gli astronomi cercano di risolvere; ogni giorno una nuova tessera del mosaico viene inserita ad arricchire le nostre conoscenze. Oggi la scienza sta facendo luce sull'antica cultura degli astri, fino a non molto tempo fa ignorata, ed è così che essa amplia le sue conoscenze, affondando più che mai le radici nel passato.