''Zenith'' on line

Periodico di Astronomia di base a cura del
Centro Astronomico "Neil Armstrong" - Salerno

Numero 22

E.T., ma a che cosa servi?

di Vincenzo Gallo



Abitare nel centro di una città, secondo il nostro modo di pensare, è considerato un privilegio che non tutti si possono permettere.
Infatti, nel centro, troviamo i migliori negozi, le banche, gli uffici, e il centro è luogo d'incontro per le importanti occasioni; insomma, vivere al centro è sinonimo di importanza e ci si comporta quasi come i soli, veri abitanti della città.
Ebbene, tutto questo gli uomini lo hanno fatto per circa 4000 anni, comportandosi come i padroni assoluti di questo pianeta che scompare già alla distanza di appena 4 miliardi di Km (praticamente nulla, in distanze cosmiche), e di conseguenza come i padroni dell'intero Universo il quale sembrava "ruotargli" intorno.

Grazie alle intuizioni di Copernico, ma a dire il vero già nell'antichità, qualcuno aveva avuto il sentore che non eravamo al centro ma un pò più in là, e così ci siamo ritrovati ad orbitare intorno al Sole. Ma questo è niente: dopo altre intuizioni abbiamo scoperto di essere relegati in un angolo anonimo di una delle infinite galassie che popolano l'universo, abitanti dunque della periferia, perdendo così quella posizione di privilegiati che vantavamo di possedere.

Ma questo decentramento non è stato poi così traumatico, grazie forse al fatto che abbiamo conservato l'ultimo baluardo dell'antropocentrismo, dietro al quale l'umanità ha poi continuato la sua strada senza preoccuparsi tanto di questo "trasloco": fino a prova contraria, il nostro pianeta è l'unico ad ospitare forme di vita, potendo vantare inoltre una civiltà tecnologica.
Forse nell'universo è probabile che esistano altre forme di vita e altre civiltà, ma, purtoppo, non possediamo sufficienti informazioni per avvalorare questa affermazione.
Ci consola il fatto che, poichè si suppone che le leggi fisiche sono le medesime in tutto l'Universo, è ragionevole pensare che esistano forme di vita extraterrestri ed altre civiltà, se non altro per un fatto statistico; tuttavia, finquando non si hanno prove in un senso o nell'altro (e potremmo non averle mai!), si rimane sempre nel campo delle congetture.

E.T.

Ma perchè sforzarci tanto a cercare questi potenziali condòmini?
Le ragioni, come del resto le risposte, sono molteplici. Un valido scopo potrebbbe essere quello di confermare l'universalità delle leggi fisiche, chimiche, biologiche; oppure trovare una risposta alle tante domande che l'uomo si pone su questa immensità che lo circonda e che sembra un enorme spreco.
Ma a parte queste considerazioni di carattere scientifico-filosofiche, il contraccolpo culturale della scoperta di forme di vita extraterrestri non è da sottovalutare, conoscendo l'indole umana: basti pensare soltanto a tutte le religioni, la cui credibilità verrebbe seriamente messa in discussione, con tutto quello che ne può derivare.
Immaginiamo addirittura di venire a conoscenza di una civiltà aliena evoluta, anche appena meno tecnologica della nostra: immediatamente sarebbe considerata una minaccia per la Terra, per quanto improbabile a livello militare; chissà, forse l'Umanità potrebbe finalmente cominciare a far mucchio, mettendo da parte le varie diatribe regionali, le quali perderebbero clamorosamente, e finalmente, di importanza.

Tuttavia crediamo che le guerre stellari rimarranno nelle fantasie dei cineasti, ma molto concreto diverrebbe il problema di integrazione cosmica che l'uomo potrebbe subire, trovandosi a convivere con altre civiltà più o meno evolute e che in fin dei conti potrebbe anche non desiderare: se non si riesce a far convivere tranquillamente popoli di diversa etnia, figuriamoci come accoglieremmo un E.T. con occhi viola e la pelle verde a pois gialli!

Comunque l'uomo si sta affannando in questa ricerca della vita extraterrestre e dopo anni di sghignazzate della scienza ufficiale, Carl Sagan riuscì anni fa a farsi stanziare dei fondi per il suo progetto S.E.T.I. (Searching for Extra Terrestrial Intelligences).
Il progetto consiste, in sommi capi, nell'ascoltare con potenti radiotelescopi in grado di rilevare il battito d'ali di una farfalla sulla Luna, quelle stelle considerate adatte ad ospitare qualche pianeta in grado di sviluppare una quarche forma di vita che volontariamente o involontariamente sia in grado di diffondere segnali e rendere palese la sua presenza.
Certo la sfida è esaltante, ma l'uomo potrebbe uscirne malconcio: il rischio di trovare altri condòmini potrebbbe condizionare la cultura e il modo di pensare delle generazioni future, che dovranno abituarsi a ragionare su scala interplanetaria.

Ecco a cosa servi mio caro E.T., a farci integrare meglio in questa nuova realtà che ci circonda e che è così difficile da capire; forse potresti aiutarci a farci trovare la giusta collocazione in un disegno più vasto, e alleviarci le tante pene del nostro stato esistenziale.
E.T., se ci sei manda un bip!