''Zenith'' on line

Periodico di Astronomia di base a cura del
Centro Astronomico "Neil Armstrong" - Salerno

Numero 23

Una cometa-killer

di Vincenzo Gallo



E' ben nota la teoria secondo cui un asteroide, fra i tanti caduti sulla Terra, sia stato la causa di una sorta di sterminio ai danni degli abitanti più caratteristici che la popolavano circa 65 milioni di anni fa, alla fine del Cretaceo. I dinosauri, mostruosi e variegati esseri di quel periodo, videro finire la loro egemonia quasi di colpo, senza alcuna causa apparente: un'estinzione troppo repentina, priva di tracce sulle sue possibili cause, un delitto perfetto, insomma.

La risoluzione del caso si riduceva alla disputa tra geologi e paleontologi che non riuscivano a mettersi d'accordo su quale evento climatico, o, al limite, catastrofico di origine endogena, avesse causato questo olocausto. Le teorie erano varie: chi dava la colpa ad una variazione dell'inclinazione dell'asse terrestre con i relativi contraccolpi, chi invocava batteri o virus micidiali.
Un dato però rimaneva certo: l'estinzione fu repentina, troppo rapida, e nessuno era in grado di fornirne una soddisfacente spiegazione.

Per uscire da questa impasse occorreva un colpo di genio, una intuizione fantastica al limite della fantascienza, per orientare la ricerca verso nuove direzioni.
Fred Hoyle, uno scienziato assai noto per alcune sue teorie un po' azzardate, e dotato di un coraggio eccezionale per proporle e difenderle coi denti, avanzò qualche tempo fa un'ipotesi sulla causa extraterrestre del fenomeno vita sulla Terra.
In poche parole, egli partiva dal presupposto che la vita fosse stata portata dalle comete. Com'è noto, queste provengono da una specie di serbatoio posto a circa 40000 U.A. dal Sole, denominato "Nube di Oort"; secondo Hoyle, le comete verrebbero spinte verso il sistema solare interno da perturbazioni gravitazionali provocate da una stella nana compagna del Sole orbitante attorno alla nostra stella, e, attraversando lo spazio interstellare, che si è scoperto popolato da nubi di composti organici, si arricchirebbero di questi elementi. Sarebbe dunque stata qualche cometa, caduta sulla Terra, che avrebbe depositato quelle sostanze che, assieme al carbonio di cui le stesse comete sono in parte composte, sono le basi degli amminoacidi e quindi della vita; questo vero e proprio bombardamento cometario sarebbe però ciclico, e sarebbero quindi state altre comete ad eliminare la vita che esse stesse avevano contribuito a sviluppare.

Messico
Il cratere provocato dall'oggetto celeste che, impattando sulla Terra, potrebbe aver causato l'estinzione di molte specie viventi, è stato scoperto nella penisola dello Yucatàn, in Messico (in basso, un particolare della zona).
Penisola dello Yucatàn

Di Nemesi, questo il nome della stella compagna del Sole, non esiste però alcuna traccia ed è inutile dire come fu accolta questa teoria, che tuttavia conteneva un suggerimento, una strada che poteva essere percorsa per arrivare alla soluzione dell'enigma.

Precedentemente, verso la fine degli anni 70, Luis Alvarez ed il figlio esaminarono per conto della Berkeley University (California) un campione di roccia risalente proprio al Cretaceo e proveniente dalle parti di casa nostra (Gubbio, per l'esattezza), e fecero una scoperta sorprendente: la "carota" mostrava, proprio in corrispondenza del periodo in cui si verificò l'estinzione dei dinosauri, uno spesso strato composto per la maggior parte da iridio, un metallo nobile che molto difficilmente si trova in soluzione e comunque molto raro e scarso sulla Terra. Una strana coincidenza, dunque, un indizio.
Il passo successivo era quindi quello di cercare di scoprire l'origine di questo iridio, sicuramente non terrestre, e la prima ipotesi proposta è stata quella dell'esplosione di una supernova, cioè una stella arrivata all'ultimo stadio della sua esistenza che esplode liberandosi violentemente del guscio esterno di gas.
Tuttavia non sono state riscontrate tracce di radioattività, per cui si è provato ad aggiustare il tiro pensando ad oggetti celesti che passano dalle nostre parti, asteroidi e comete.
L'eventualità che si verifichi una collisione con tali oggetti è alquanto esigua ma non assolutamente improbabile; esiste anzi una classe di asteroidi denominati Earth-Crossing i quali intersecano il piano dell'orbita terrestre e non sono poche le volte in cui ci hanno "sfiorato", sempre ad una debita distanza di qualche milione di chilometri. Uno di questi potrebbe però aver davvero centrato la Terra nel Cretaceo.
Proviamo a descrivere gli effetti che un tale impatto potrebbe aver avuto sul nostro pianeta: immani terremoti, onde anomale alte centinaia di metri, polveri sospese nell'atmosfera che oscurarono per anni la vista del Sole, da cui derivò l'impossibilità di fotosintesi per le piante, primo fondamentale anello della catena alimentare, dando il via ad una reazione a catena che vide le forme di vita più obsolete sparire in favore di animali più in grado di adattarsi alle nuove condizioni.

Un asteroide che potesse aver provocato questi risultati avrebbe dovuto provocare un cratere del diametro di circa 200 chilometri, per cui ci si dedicò alla sua ricerca. La Terra è però un pianeta vivo, in continua evoluzione e quindi non era cosa facile trovare la traccia di un cratere risalente a quel periodo (i movimenti tettonici e di erosione dell'atmosfera lo avrebbero sfigurato talmente da renderlo difficilmente riconoscibile, senza considerare poi l'eventualità che il meteorite fosse finito in mare).

Variazioni gravimetriche nello Yucatàn
In questo grafico sono evidenziate le variazioni gravimetriche rilevate nella zona dello Yucatàn (in bianco, la linea costiera): esse sembrano suggerire proprio un impatto di una grosso asteroide o di una cometa.

Ma una soluzione sembra venire dal Messico, precisamente dalla penisola dello Yucatàn: nei pressi Puerto Chicxulub sembra esserci la traccia di un grosso cratere da impatto del diametro di circa 180 chilometri che per metà è in mare. Le variazioni gravimentriche registrate nella zona in questione sembrano confermare la scoperta, mentre un'ulteriore prova può essere il fatto che scavi compiuti a Cuba, ad Haiti, nel Texas e nel Messico nord-orientale, cioè nelle vicinanze dell'area sospettata, indicano la presenza di microsferule vetrose tipiche degli impatti meteoritici, e depositi di materiali dovuti ad una gigantesca onda anomala.

Sono stati tuttavia scoperti altri due crateri risalenti allo stesso periodo (uno negli Usa e l'altro in Siberia), di grandezza però minore, che ampliano il numero degli indiziati, ma dato che è estremamente improbabile che tre grossi meteoriti siano potuti cadere sulla Terra nello stesso periodo, l'ipotesi più attendibile è quella di una cometa che per ragioni dinamiche si sia sfaldata al momento dell'impatto con l'atmosfera, essendo un corpo meno massiccio, composto in prevalenza da roccia e ghiaccio, soggetto a sgretolarsi più facilmente; il frammento più grande sarebbe quindi andato ad infrangersi nello Yucatàn dove in prossimità del cratere, quasi a delimitarne la zona, vi sono dei pozzi detti cenotes, molto usati dai Maya come riserve di acqua dolce, che sembrano il frutto del cedimento della roccia dovuto alla presenza del cratere nel sottosuolo.

Il "caso" sembra dunque chiuso, ma ancora molti studi ed ancora molte verifiche sono d'obbligo, anche se la strada intrapresa sembra quella giusta.
Un ultimo pensiero va agli antichi abitanti della Terra, eliminati loro malgrado da un fenomeno raro ma naturale: a volte osservando i loro resti nei musei viene da pensare che l'uomo è in grado di riprodurre lo stesso fenomeno con una potenza almeno cento volte maggiore.